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Un ponte, non due muri.

26 maggio 2016

Pubblicato in: AttualitÓ


Non mi iscrivo alla corsa a sbandierare il nome di questo o di quel personaggio a sostegno o contro la riforma costituzionale. E non mi piace questo clima di chiusura prima ancora di svolgere il dibattito tra mondi che hanno un dna in comune.

I padri costituenti ci hanno indicato la strada per modificare la Costituzione, e con questo ci hanno detto due cose: primo, fatti salvi i primi 13 articoli, la parte ‘organizzativa’ può essere cambiata; secondo, siano chiamati i cittadini ad esprimersi sul cambiamento proposto. Basta ricordare a noi stessi questo, credo, per recuperare il senso della misura: abbiamo davanti cinque mesi utili a informare, permettere a chiunque di costruirsi un’opinione consapevole, confrontarci (lo dico da segretario del Pd ma anche da sindaco che ogni lunedì mattina va al mercato a parlare con i suoi concittadini), al termine dei quali la parola passerà alla gente.
Possiamo viverli, questi cinque mesi, fuori dal clima di guerriglia quotidiana per favore?
Possiamo impiegare il nostro tempo in maniera intelligente e costruttiva?
Intanto lasciamo stare i partigiani: sono persone che hanno combattuto per la Libertà e nessuno ha il diritto di tirarli per la giacchetta, sono uomini liberi che sceglieranno come sempre hanno fatto, ossia liberamente. Dico questo perché animato da enorme rispetto per la loro storia e per quanto rappresentano.
L’impegno mio e della federazione sarà appunto quello di costruire occasioni di informazione sui contenuti della riforma. E so che anche altri soggetti – i sindacati, le associazioni – faranno altrettanto: alle richieste di presenza ai confronti che ci arrivano stiamo rispondendo positivamente pensando che questo sia il dovere di chi fa politica, ossia andare davanti alla gente a esporre le proprie proposte e discutere.
Ma se recuperiamo un clima positivo, più utile per tutti perché non è un bene che sulla Costituzione i toni siano talmente accesi da non consentire ai cittadini di riflettere serenamente, sarà importante anche per il giorno dopo il referendum. Sì, perché è bene ricordarlo a tutti: ci sarà anche un giorno dopo, in cui ponti e relazioni dovranno essere ricostruiti per proseguire nel lavoro di cambiamento di cui si avverte l’esigenza.
Ci sono cose da migliorare nella riforma?
Bene, sarà importante non essersi fatti la guerra per poterne discutere insieme.
Io sono convinto che la politica dovrà ancora porsi il tema di un  riordino delle Regioni (anche per riprendere il percorso avviato nel ridisegnare l’architettura istituzionale del Paese), la politica dovrà avere ancora coraggio e voglia di innovazione per migliorare la vita dei cittadini. E poi si dovrà attendere il pronunciamento della Corte costituzionale sulla legge elettorale.
C’è un messaggio politico nelle ragioni del SI che voglio sottolineare: significa dire a chi arriverà domani ad avere ruoli di rappresentanza, dirigenziali, a chi si vorrà impegnare nella vita politica, a semplici cittadini, che – lo ribadisco, fatta eccezione per la parte dei principi che non dovrà mai essere toccata – non esistono pezzi del sistema che non si possono modificare. E anche a quelli che vedono i limiti della riforma ricordo proprio questo: non esiste niente che non possa essere modificato perché proprio grazie a chi scrisse la Costituzione è previsto il percorso per modificarla.
In un Paese in cui la politica è considerata spesso la malattia evitiamo di alimentare lo scontro ed evitiamo che tifoserie opposte si boicottino reciprocamente: la distanza dei cittadini dalle Istituzioni la si misura già a chilometri, lavoriamo per ridurla anziché aumentarla.
E’ anche per questo che il referendum andrà vissuto come un momento bello nella vita di questo Paese.



Andrea Costa

 



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